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Il sequestro Soffiantini: 237 giorni di prigionia e un lembo d’orecchio inviato al TG5

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Giuseppe Soffiantini fu rapito nel 1997 e tenuto prigioniero per 237 giorni. Dopo minacce, mutilazioni e un riscatto di cinque miliardi, venne liberato nel 1998.

Giuseppe Soffiantini fu rapito nel 1997 e tenuto prigioniero per 237 giorni. Durante il sequestro venne sottoposto a condizioni durissime e mutilato a entrambe le orecchie. Fu liberato nel febbraio 1998 dopo il pagamento di un riscatto equivalente a cinque miliardi di lire.

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Sequestro Soffiantini: la richiesta di venti miliardi

La sera del 17 giugno 1997, un commando armato entrò nella villa dell’imprenditore tessile Giuseppe Soffiantini, a Manerbio, in provincia di Brescia. Dopo aver immobilizzato la moglie Adele Mosconi e la collaboratrice domestica, i sequestratori portarono via il sessantaduenne. Cominciò così una prigionia destinata a durare 237 giorni.

Il primo contatto con la famiglia avvenne attraverso una lettera scritta dallo stesso ostaggio. La richiesta iniziale era di 20 miliardi di lire. Le autorità disposero il blocco dei beni della famiglia, previsto dalla normativa contro i sequestri di persona, mentre i parenti cercavano di ottenere la liberazione dell’imprenditore.

Soffiantini, cardiopatico, venne spostato tra diversi nascondigli dell’Italia centrale e sottoposto a condizioni estremamente dure. I rapitori gli mutilarono la cartilagine di entrambe le orecchie per aumentare la pressione sulla famiglia.

Un primo frammento venne recapitato ai familiari nel novembre 1997 insieme a un ultimatum. Un secondo frammento fu successivamente inviato, con una lettera, all’allora direttore del TG5 Enrico Mentana. La missiva venne letta durante il telegiornale nel gennaio 1998.

Il 17 ottobre 1997, durante un’operazione di polizia collegata al sequestro nella zona di Riofreddo, morì l’ispettore del NOCS Samuele Donatoni, colpito durante il conflitto a fuoco. La responsabilità della sua morte fu al centro di un lungo e complesso percorso giudiziario.

Le successive revisioni dei processi portarono all’assoluzione dall’omicidio di Giovanni Farina, Osvaldo Broccoli e Attilio Cubeddu. Per Cubeddu venne quindi cancellata la condanna all’ergastolo, mentre rimase valida quella a 30 anni per il sequestro di Soffiantini.

La liberazione e le condanne

Dopo una lunga trattativa, la famiglia riuscì a versare una somma equivalente a cinque miliardi di lire. La sera del 9 febbraio 1998, Soffiantini venne abbandonato nei pressi di Impruneta, in provincia di Firenze. Provato dalla prigionia ma vivo, raggiunse una strada e telefonò alla moglie, mettendo fine a quasi otto mesi di sequestro.

Le indagini ricostruirono l’azione di una banda composita, con componenti sardi e romagnoli e appoggi locali. Giovanni Farina fu condannato a 28 anni e sei mesi, Giorgio Sergio a 25 anni, mentre per Osvaldo Broccoli la pena definitiva, dopo la revisione, fu rideterminata in 22 anni. Il basista Pietro Raimondi ricevette 13 anni e quattro mesi e il collaboratore Agostino Mastio sette anni e quattro mesi.

Attilio Cubeddu, condannato a 30 anni per il sequestro, non è mai stato catturato. Nell’agosto 2026 compare ancora nell’elenco del Ministero dell’Interno dei latitanti di massima pericolosità. La sua responsabilità per il rapimento è stata accertata giudiziariamente, ma la pena rimane ineseguita a causa della latitanza.

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ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2026 9:41

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